La Light City evocata da Altarelli è una sorta di sontuosa tovaglia doppiamente light, cioè leggera, quasi trasparente e talvolta luminosa, che pervade la città esistente. È il luogo dove l’immutabilità della città storica viene messa a contatto con l’espressività dei linguaggi della contemporaneità ma è anche e soprattutto il punto di convergenza tra l’estetica sottrattiva della modernità (less is more) e quell’estetica della sparizione (Virilio) che sostanzia l’immaterialità degli attuali territori del digitale. La tesi di fondo del libro è che la città in allestimento, cioè quella investita dalle modificazioni instabili, ambigue, impermanenti degli allestimenti che più di ogni altro modificano con le loro incessanti sperimentazioni il paesaggio metropolitano, sia il più fertile terreno di confronto tra il Moderno e il Contemporaneo.

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